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Ad appena 4 km. dall'Adriatico, Tricase è delimitato dalla Serra dei Cianci e dalla Serra di San Mito (qui, dall'alto, si ha la vista di uno dei più vasti e luminosi panorami della Regione).

Sulle origini della città si hanno diverse versioni, ma le più ricorrenti sono quelle di Antonio Micetti di Tricase e del Padre Cappuccino Luigi Tasselli di Casarano. Si racconta che, tra il X e l'XI secolo, esistessero tre Casali e, dall'unione di questi, sembra sia sorto proprio il primo nucleo di abitazioni che poi diede il nome a Tricase. Con tutta probabilità però, il nome del Comune deve farsi derivare da "inter casas" che vuol dire "paese formatosi in mezzo a diversi Casali". Ovverosia centro sorto tra altri nuclei abitati, i quali si sarebbero fusi, determinando la nascita di un nuovo centro abitato. È opinione consolidata che l'unione dei tre Casali fu dettata dal bisogno della forza, dal momento che, trattandosi di piccoli paesi, sicuramente deboli ed inermi, erano spesso attaccati, invasi e derubati dai barbari e dalle genti dei luoghi limitrofi. Bisogna comunque ricordare che, anticamente, la denominazione di Tricase è stata anche Treccase, poi Trecase, successivamente Tricasi o Tricasium, e infine quella attuale.

Proprio nel centro della cittadina sorge il Castello Cinquecentesco, uno dei meglio conservati della Provincia di Lecce, ricostruito dopo che l'invasione (e la semidistruzione) turca del 1480 e variamente rimaneggiato nel corso dei secoli. Delle quattro torri originarie restano le due quadre della facciata su cui vi é l'ingresso, sormontato dalla stella dei feudatari, i Gallone. Nell'interno, si aprono ampi saloni ed un grande cortile centrale.

Nella frazione di Depressa ed in quella di Tutino vi sono altri bei castelli, rispettivamente del 1300 e 1400. Importante è la Chiesa Matrice, dedicata a Santa Maria del Foggiaro, che risale al XVII secolo, con un raffinato pulpito settecentesco finemente intagliato. La Chiesa di S'Angelo, invece, risale ai primi del '600 (sulla facciata presenta un elegante portale).

Lungo la strada che da Tricase conduce al porto, si trova la grande Quercia Vallonea dalla chioma lussureggiante: conta oltre 700 anni di vita ed è uno degli ultimi esemplari esistenti in tutto il bacino del Mar Mediterraneo.

La sua marina, Tricase Porto, è un'insenatura naturale posta ai piedi di una collina di folta vegetazione. Nel primo Novecento venne classificata come porto di prima categoria e costituì una tappa obbligata per le navi a vapore che collegavano Bari a Messina. Oggi è soprattutto un approdo turistico e peschereccio

 
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